Windows 10 e CPU Intel: ecco i benchmark post aggiornamenti Meltdown e Spectre!

di Nikolas Pitzolu 1

Dopo qualche giorno dal Roll Out della patch che corregge i problemi Meltdown e Spectre, cerchiamo di capire di quanto le prestazioni siano diminuite sulle CPU Intel.

Dopo aver appreso questo problema legato alla sicurezza che include milioni, milioni e milioni di PC e MAC in tutto il mondo, tutte le maggiori riviste di tecnologia ed esperti di settore hanno dichiarato che la successiva risoluzione avrebbe avuto un impatto significativo sulle prestazioni.

E’ come se, per chiudere eventuali falle a disposizione dei malintenzionati, si dovesse ricorrere ad un nuovo processo interno che chiamasse in causa in maniera massiccia e continuativa il kernel, in modo tale da imporsi ai tentativi di accesso “forzato” proprio da quest’ultimo.

E questo si è reso necessario perché è impensabile – e tra le altre cose anche impraticabile – richiamare tutte le CPU da dieci anni a questa parte, in modo tale da correggere in maniera hardware il problema.

Nel mentre i produttori, chi più chi meno, hanno già cercando di correggere il problema: c’è chi lo ha fatto in autonomia, visto e considerato che i produttori partner di Intel possono operare sul problema, e c’è chi lo ha fatto con l’aiuto di Intel: e sarebbe anche il minimo che l’azienda di Santa Clara si muovesse in tal senso per correggere e impegnarsi a trovare una soluzione al problema sulle proprie unità.

E ora arrivano le prove indiscutibili a corredo della risoluzione del problema.

Si perché i colleghi di Techspot hanno effettuato tutta una serie di benchmark prima e dopo l’installazione delle patch correttive. La piattaforma scelta è un PC Desktop basato su Windows 10 Home con architettura Intel Core i7-870K.

I benchmark hanno rilevato che dei rallentamenti esistono ma non si palesano nei momenti in cui il sistema sta eseguendo operazioni semplici: tradotto, lettura e scrittura di dati, ascolto di musica, navigazione su browser, etc. Insomma, un utilizzo medio da maggior parte degli utilizzatori.

Invece si palesano quando i carichi che la CPU deve sostenere sono ingenti: rendering di video, visualizzazione di contenuti multimediali ad elevato bitrate (4K), esecuzioni di giochi che gravano sul calcolo computazionali live, etc.

Se ad esempio siete soliti usare il vostro PC/notebook in maniera produttiva con il pacchetto Office o comunque un software professionale analogo, non ci saranno problemi: i benchmark non hanno rilevato differenza sensibili che portano a rallentamenti vistosi.

Se avete notato però, Techspot ha analizzato il comportamento su una macchina davvero prestante come un Core i7 possa essere. Se volessimo capirne il comportamento su una piattaforma più data o, comunque, meno prestante lato potenza bruta?

A questo ci ha pensato direttamente Microsoft che ha già effettuato test interni e ha affermato che ci potrebbero essere dei cali computazionali più marcati in architetture più “anziane” come la serie Intel Haswell per esempio.

Queste, assieme ad un software non realizzato con le ultime tecnologie a base di script funzionali come quelli presenti in Windows 10 ad esempio, potrebbero risentirne maggiormente, proprio perché non c’è un “aiuto” software per limitare l’abbassamento delle prestazioni, il Kernel abbasserà le prestazioni e stop.

Terry Myerson (il dirigente incaricato che si sta interfacciando con la Stampa e gli utenti riguardo il caso Intel) ha dichiarato:

“Attualmente stiamo supportando 45 edizioni di Windows. Le patch per 41 di queste sono disponibili da subito in Windows Update. Le rimanenti edizioni saranno aggiornate presto. Una delle domande che riguardano i fix è sull’impatto che potrebbero avere nelle prestazioni di PC e server. È importante notare che molti dei benchmark pubblicati finora non includono aggiornamenti sia del sistema operativo che del silicio (sia da parte di Microsoft che da parte di Intel, ndr).

Il dirigente poi continua così:

“Stiamo svolgendo i nostri benchmark e li pubblicheremo quando saranno completi, ma voglio sottolineare che stiamo lavorando costantemente per perfezionare ulteriormente il nostro lavoro per ottimizzare le prestazioni. In generale, la nostra esperienza è che i correttivi per le varianti 1 (Spectre) e 3 (Meltdown) hanno un impatto minimo sulle prestazioni, mentre la correzione per la variante 2 (Spectre), con i correttivi per sistema operativo e microcodice, ha un impatto sulle prestazioni“.

Infine, una breve menzione lato PC Server che potrebbe interessare ai nostri lettori.

Myerson afferma che numerose operazioni sequenziali di lettura e scrittura di files di grandi e notevoli dimensioni (da 64 GB in su) sono davvero pesanti attualmente e si sta cercando di limare anche questo comportamento, chiaramente tramite altri bugfix sul software per una correzione ulteriore.

Lo stesso consiglia ai responsabili di Server di limitare i pacchetti archiviati o, cosa ancora più intelligente, dividerli in più parti (per poi ricompattarli in fase di uscita) per tenere una velocità costante di esecuzione e stabilità.

Insomma, inizia a definirsi il quadro post aggiornamento e vi faremo comunque partecipi di altre correzioni e benchmark ufficiali sia che arrivino da Intel, sia da Microsoft e sia da Apple per macOS.

Commentando dichiari di aver letto e di accettare tutte le regole sulla discussione degli articoli nei nostri blog.