Windows 10: perché il ripristino via Cloud solo ora?

di Claudio Stoduto 0

Pochi giorni fa abbiamo assistito alla conferma ufficiale che Windows 10 introdurrà finalmente il ripristino via cloud del sistema operativo sviluppato da Microsoft. Una notizia che sicuramente ha fatto gridare al miracolo in molti, me compreso, che spesso si sono trovati in una situazione delicata e figlia di un ripristino doveroso sulla propria macchina da lavoro.

Stando a quanto emerso in queste ore, sembra proprio che tale funzionalità sia stata resa disponibile dall’azienda americana già a partire dal 2016 con il relativo Anniversary update. O meglio doveva esserlo in quanto pronta e funzionante, salvo poi cambiare idea sulla data ufficiale di rilascio. A distanza quindi di tre anni, Microsoft ha scelto di dargli un giusto palcoscenico di lancio permettendo a questa funzione di prendersi praticamente tutti gli applausi che la folla arrecherà al prossimo update di Windows 10.

Perché ora? Sinceramente è molto difficile dare una spiegazione sensata a questa domanda. In realtà la nostra idea è che prima si sia voluto cercare di spremere il massimo da Windows 10 ed ottenere, come poi è stato, un sistema operativo desktop di fascia altissima e che ad oggi rimane fra i più apprezzati dagli utenti di tutto il mondo. Microsoft sicuramente ha lavorato molto bene da questo punto di vista andando ad implementare delle funzionalità interessanti nel corso degli anni ma tutte con un unico denominatore comune: l’attenzione per le richieste degli utenti. Non a caso quindi ecco che piano piano sono arrivate tutte quelle novità e quelle piccolezze che in molti chiedevano e che hanno reso Windows 10 molto più affascinante dal suo lancio sul mercato.

Per cui, una volta creata questa ottima base di partenza, perché non fare un ulteriore salto? E perché non farlo verso il Cloud? Dal nostro punto ora la sfida di Microsoft con Windows sembra molto più orientata in questo senso. La possibilità di effettuare il download di un proprio backup online del notebook di casa o dell’ufficio potrebbe essere la porta di ingresso verso un sistema operativo tutto incentrato verso il mondo del Cloud. Non proprio come Chrome OS e le sue mille derivazioni, ma una versione stabile, concreta ed efficiente di Windows che potrebbe funzionare praticamente solo con uno schermo ed una tastiera ed essere online in qualsiasi momento ed in ogni parte del mondo. Al momento è chiaro che si tratta di pura utopia in tal senso, ma non è poi così scontato che la tecnologia non ci porti in quella direzione anche nel breve periodo. Google Stadia ad esempio potrebbe essere una bella mossa le cui vere intenzioni al momento sono ancora del tutto poco chiare, soprattutto non avendone avuto una controprova sul campo. Di contro invece pensare ad un sistema operativo del tutto virtualizzato potrebbe comportare sicuramente un investimento in termini di infrastruttura generale ma anche di abbandono verso quello che è il mondo dei PC tradizionali che siamo abituati a conoscere oggi. Magari ci sarà uno spostamento verso i tablet? Verso quei prodotti che definiamo oggi come portatili nonché i computer del futuro poiché richiesti dagli utenti a gran voce? Ovviamente le limitazioni potrebbero esserci, ma non è poi così male pensare ad un Surface ad esempio con a bordo non tutto il necessario per far girare un sistema operativo, ma l’essenziale (per chi ne avrebbe bisogno sia chiaro) in termini di hardware, per far virtualizzare in remoto una versione del sistema operativo.

La mossa di Microsoft a conti fatti non si può che vedere in questa ottica secondo noi pur sapendo ed essendo consapevoli che bisognerà fare ancora molta, molta strada prima di poter definire questa soluzione come una possibile e concreta realtà su cui affidarci nei prossimi anni per nostri progetti di lavoro e non.

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